Forse non abbiamo bisogno di aspettare le ferie per concederci ciò che ci fa stare bene.
Nell'ultimo mese, quello delle ferie e delle vacanze, ho osservato e percepito qualcosa che mi ha fatto riflettere.
È quel periodo dell'anno in cui, per molti, finalmente arriva il momento di fermarsi. Si stacca dal lavoro, dagli impegni, dalle abitudini quotidiane e ci si concede qualche giorno diverso dal solito.
Ed è giusto così.
Fermarsi è importante.
Riposarsi è importante.
Avere del tempo per rallentare, recuperare energie e semplicemente respirare un po' è importante.
Forse è proprio perché ad agosto questo rallentamento diventa quasi collettivo che alcune dinamiche si notano più chiaramente.
Mi è capitato di vedere persone che, proprio perché finalmente erano in pausa, hanno trovato il tempo per partecipare, incontrarsi, stare nella natura, condividere un'esperienza, coltivare una passione o semplicemente fare qualcosa che durante l'anno spesso rimane in secondo piano.
E più di una volta ho sentito dire:
“Finalmente sono in pausa.”
È proprio quel finalmente che mi ha fatto pensare.
La pausa non è il problema
Non penso affatto che dovremmo eliminare le pause.
Al contrario.
Penso che dovremmo imparare a riconoscerne il valore e a concedercele senza sensi di colpa.
La domanda che mi sono posto, però, è un'altra:
Perché spesso aspettiamo di essere in pausa per concederci ciò che ci fa stare bene?
Per incontrare persone.
Per vivere un'esperienza.
Per stare nella natura.
Per coltivare una passione.
Per regalarci del tempo.
Forse la questione non è avere bisogno di meno pause.
Forse è imparare a vivere meglio anche tra una pausa e l'altra.
E negli altri mesi?
Forse vale la pena chiederselo.
Se arriviamo alle ferie contando i giorni, aspettando finalmente di poter fare quello che desideriamo, forse il problema non è soltanto quanto lavoriamo.
Forse riguarda anche il modo in cui abbiamo costruito il resto della nostra quotidianità.
Viviamo spesso seguendo ritmi molto pieni: lavorare, produrre, correre, organizzare, rispettare scadenze.
E poi arriva agosto.
Finalmente ci fermiamo.
Finalmente abbiamo tempo.
Finalmente possiamo fare quello che durante l'anno non siamo riusciti a fare.
Ma perché deve essere così?
Non credo che la soluzione sia essere sempre attivi, sempre produttivi o riempire ogni spazio libero con qualcosa da fare.
Anzi.
Credo nell'esatto contrario: nell'alternanza.
Ci sono momenti in cui bisogna correre e momenti in cui bisogna rallentare.
Momenti per lavorare e momenti per stare con gli altri.
Momenti per fare e momenti per non fare niente.
Momenti per uscire e momenti per restare a casa.
Un po' come uno Yin e Yang che non stanno mai veramente fermi, ma continuano a cercare il proprio equilibrio.
Vivere tutto l'anno, non soltanto durante le ferie
È anche il modo in cui cerco di vivere il mio lavoro.
Come professionista outdoor, mi piace proporre attività ed esperienze nella natura durante tutto l'anno.
Non perché dobbiamo essere sempre in movimento.
E nemmeno perché ogni fine settimana debba necessariamente trasformarsi in un'esperienza organizzata.
Semplicemente perché non credo che dobbiamo aspettare agosto, le ferie o il weekend perfetto per concederci qualche ora diversa dal solito.
A volte basta una giornata.
A volte qualche ora.
Un sentiero, un paesaggio, un tramonto.
E soprattutto delle persone con cui condividere quel momento.
È questa, per me, una delle cose più belle delle esperienze nella natura: non si tratta soltanto del luogo in cui vai, ma di come lo vivi e con chi lo condividi.
Forse, alla fine, il punto è proprio questo.
Non cerco una vita perfetta.
Non penso che esista una formula capace di mettere tutto al posto giusto per sempre.
Cerco piuttosto un modo di vivere che abbia un po' più di armonia al suo interno.
Lavoro e vita.
Responsabilità e passioni.
Impegno e leggerezza.
Movimento e quiete.
E la possibilità di fermarsi quando serve, senza dover necessariamente arrivare allo stremo delle proprie energie per sentirsi autorizzati a farlo.
Perché forse la vera libertà non è non avere bisogno di una pausa.
È poter scegliere quando fermarsi, senza dover aspettare quella pausa per sentirsi finalmente autorizzati a vivere ciò che ci fa stare bene.
Agosto mi ha lasciato questo pensiero
e mi ha regalato ancora una volta incontri, esperienze e momenti condivisi con persone che hanno scelto semplicemente di esserci.
Persone nuove, persone che già conoscevo, persone che hanno deciso di dedicare un po' del proprio tempo a un'esperienza, a un incontro, a qualche ora nella natura.
La consapevolezza che non serve aspettare sempre un momento “speciale” per vivere qualcosa di speciale.
L'immagine che vedete è la fotografia del tramonto dell'ultima esperienza condivisa di agosto.
Un piccolo momento, ma parte di qualcosa che continua durante tutto l'anno.
Perché la natura, le esperienze e le persone non hanno bisogno di aspettare le ferie per incontrarsi.
A breve inserirò in calendario i prossimi appuntamenti, a partire da metà settembre.
Ma il pensiero rimane questo:
non alla ricerca della vita perfetta, ma della nostra armonia.
E magari, qualche volta, invece di aspettare la prossima pausa, possiamo semplicemente chiederci:
“Che cosa posso fare, oggi, per vivere un po' meglio la mia vita?”

